Volete creare una piattaforma di crowdfunding in Italia? Allora dovete conoscere Daniela Castrataro e Ivana Pais

Daniela Castrataro e Ivana Pais sono le autrici dell’Analisi delle Piattaforme Italiane di Crowdfunding: uno studio lanciato nel 2012 e che in questo mese ha visto la ri-edizione con dati aggiornati al 2013.

I nostri appunti sul crowdfunding in Italia

[testimonial background_color=” name_color=” name=’Johnny Ropple for Typo Apparel’ image_link=’http://typoapparel.files.wordpress.com/2010/03/ideas-are-cheap-full.jpg?w=289&h=300′]

[highlight] Ideas are cheap[/highlight]

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Quando arrivò il momento di scrivere il nostro Business Plan, lo studio del 2012 ci aiutò a rafforzare con numeri e definizioni quella che fino ad allora era una “semplice” idea di business.

Con l’edizione del 2013 abbiamo approfittato per aggiornare gli appunti presi allora e, perché no, condividerli con voi.

Il crowdfunding secondo me..

Partiamo con un po’ di autoreferenzialità, dalla nostra visione:

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Vediamo un crowdfunding fortemente collegato al concetto di community: non esiste crowdfunding se non esiste una community.

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Vediamo il crowdfunding non in quanto una semplice raccolta fondi, ma soprattutto Storytelling: raccontare, narrare il progetto che bisogna finanziare, mobilitando la community e creando viralità intorno al progetto.

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4 categorie di crowdfunding

Le piattaforme di crowdfunding si dividono in 4 categorie:

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  • a)    Reward-based (Ricompensa)
  • b)    Donazione
  • c)    Equity-based (partecipazione azionaria)
  • d)    Social lending (prestito)

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Il numero di piattaforme presenti in Italia e attive è passato da 21 (numero registrato ad Aprile 2013) a 27 (numero registrato ad Ottobre 2013), in più altre 14 piattaforme sono in fase di lancio (…ci siamo anche noi..YES!!!).

Le 27 piattaforme sono così distribuite:

[pie_chart3 color=”]56,#cd1617,56% Reward-based ;33,#cdcd17,33% Donation-based;11,#cdcdcd,11% Lending-based  [/pie_chart3]

15 appartengono al modello reward-based, 9 al modello delle donazioni e 3 al modello lending-based.

Delle 14 in fase di lancio, quindi ancora non attive, 9 appartengono al modello equity-based mentre le restanti si collocano nel modello reward-based.

Dove?

La maggior parte delle piattaforme ha sede nel nord Italia, non necessariamente in grandi città. Rispetto alla mappatura del 2012, si segnala la nascita di tre piattaforme nel sud Italia e si conferma la presenza di una piattaforma con sede a Londra, dove vive il fondatore.

Forme giuridiche

La maturità del mercato italiano comincia a riscontrarsi anche nella forma giuridica delle piattaforme, che sempre più spesso si costituiscono come Srl (o Spa nel caso delle lending-based) non essendo più dipendenti da agenzie di comunicazione o quant’altro.

Progetti finanziati

L’aumento del numero di piattaforme in Italia, si riscontra anche nel numero di progetti ricevuti. Ad Aprile 2013 le piattaforme hanno ricevuto un totale di 30.000 progetti, di cui 9.000 sono stai approvati e di questi, il 28% è stato finanziato.

Ad Ottobre 2013 il numero di progetti inviati è aumentato fino a 52.000, di cui 15.000 approvati e di queste il 35% ha avuto successo (+7% rispetto ad Aprile 2013).

Monetine raccolte

Considerando il periodo che va da Aprile 2013 ad Ottobre 2013, le piattaforme di crowdfunding (reward-based, donazioni e social Lending) hanno raccolto 11 milioni di euro portando così, il totale raccolto in Italia da 13 milioni di euro (registrato ad Aprile 2013) a circa 24 milioni di euro (Ottobre 2013), che però rappresenta un valore ancora limitato, se confrontati con le cifre globali (2,7 miliardi di dollari, 2012).

Le piattaforme lending-based, sono quelle che raccolgono di più (€ 8.138.500, ultimi 12 mesi) avendo finanziato il 54% dei progetti approvati (4.311). Poi abbiamo le piattaforme reward-based che hanno portato al successo il 24% de progetti pubblicati (8.533) raccogliendo negli ultimi 12 mesi € 2.613.473 ed infine il modello delle donazioni che ha portato al successo il 44% dei progetti approvati (1.768) raccogliendo € 919.400 negli ultimi 12 mesi.

Limiti in Italia

Il principale limite riscontrato dalle piattaforme sono legati alla scarsa cultura sul crowdfunding presente nel nostro paese, sia a livello di donatori che di progettisti (in particolar modo nel settore non profit). Quest’anno, a differenza dell’anno scorso, le piattaforme stesse, soprattutto le più giovani, sono molto attive nell’affrontare questa tematica e perciò assumono anche il ruolo di educatore, organizzando eventi, iniziative , conferenze, azioni mediatiche, riunendosi in network e associazioni, il tutto volto a diffondere la cultura del crowdfunding a livello nazionale.

Il numero di eventi sul crowdfunding è aumentato in modo sensibile e il crowdfunding negli ultimi mesi ha fatto la sua comparsa in radio e persino sulla TV nazionale, al TG1 del 20 ottobre 2013, data che segna l’entrata nelle case degli italiani della parola crowdfunding.

Crowdfunding e regolamento CONSOB… che confusione!

Tuttavia, si sente molto lo sbilanciamento di informazione a favore dell’equity crowdfunding, considerata la legge ad Hoc entrata in vigore il 27 Luglio 2013 e la conseguente confusione che si crea in molti utenti alle prime armi, che pensano che in Italia sia consentito solo l’equity e nessun altro modello. Il regolamento CONSOB e la conseguente supremazia mediatica dell’equity-based hanno cominciato anche a far delineare posizioni discordanti sulla natura stessa dell’equity-based crowdfunding e sull’effettiva necessità di un regolamento, discussioni che molto probabilmente si protrarranno ancora a lungo.

Il regolamento CONSOB ha avuto la grande funzione di stimolare ulteriormente il dibattito sul crowdfunding e soprattutto di portarlo all’attenzione delle istituzioni e quindi dei media italiani. Ora bisogna approfittare della visibilità dello strumento per riportare in equilibrio la conoscenza, la discussione e lo sviluppo di tutti i modelli di crowdfunding, ognuno adatto a situazioni e imprese diverse tra loro.

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